Lisbona: toilette ruiné

A Lisbona ci sono venuto per Fernando, e nulla più. Anzi, per lui e la dozzina di folli eteronomi che fin dall'adolescenza popolano la mia inquietudine poetica. Così, ho preso alloggio proprio a Chiado, il quartiere dove il funambolo poeta veniva a sorseggiare e dove ora s'erge la bronzea statua sua, ancora seduto a uno dei tanti tavolini en plain air. 

Vicino a lui una sedia vuota, dove il turista si può accomodare per farsi immortalare accanto al sommo: oltraggio estremo all'uomo schivo e solitario che era, così impegnato a far vivere tutti i personaggi della sua schizofrenia da non avere certo il tempo per intrattenersi in chiacchiere, men che meno con lo stolto villeggiante di turno che di Pessoa avrà, per ben che vada, letto il primo paragrafo della biografia su wikipedia

Tutt'intorno alla statua: Lisbona, propaggine di marmi e piastrelle colorate, una specie di toilette per circa mezzo milione di abitanti che vagano in quello che un tempo sarà stato anche un bijou di tinte, ricami, infiorescenze alternate a sprazzi di un gotico inimitato (lo stile manuelito per i precisini dell'ora di educazione artistica, una sorta -appunto- di tardo gotico tutto di stampo portoghese), ma ora -troppo spesso- altro non sembra che un cesso: con le maioliche che si staccano, il water otturato e macchie di umidore alle pareti -tanto che avrei potuto sedermi vicino a Fernando, ingurgitare un calice di porto e fare immediatamente dietro front. 

Insomma, c'è di meglio di questa città che anticipa l'oceano e dall'Atlantico si lascia sferzare, perennemente attraversata da una brezza di salsedine che si attacca alla pelle e tutto ti leviga e consuma. 

Una città decaduta più che decadente, anzi, a tratti, deceduta: la pellicola di un film che cento o cinquanta anni or sono avrà anche avuto il suo da dire, ma che ora sfoca, salta, cade a pezzi, insieme ai rigurgiti gastrici della crisi e della disoccupazione. 

Onoro Fernando recitando, davanti alla sua effige e tutto a memoria, il suo "Ultimatim"... 

("Mandato di sgombero ai mandarini d'Europa! Fuori. Fuori tu, Anatole France, Epicuro della farmacopea omeopatica, tenia-Jaurès dell'Ancien Régime, insalata di Renan Flaubert in porcellana del Seicento falsificata. Fuori tu, Maurice Barres, femminista d'azione, Chateaubriand di pareti spoglie, ruffiano da palcoscenico di una patria da locandina..." eccetera... eccetera... eccetera...) 

...e brano più appropriato davvero non si poteva declamare. Poi via...



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