Çıralı: "Osho nightmare"


A Çıralı finalmente la mer che da qualche anno non assaporavo... e che mare! 

Chilometri di spiaggia senza spiaggiante vivo, un sole che spacca e un venticello leggero che lo ripara rendendolo vivibile, acqua salata e calda come un bagno, va da sé, turco, cielo limpido e azzurro che sfuma all'infinito e con il mare si effonde.

Impossibile non starsene sdraiati a ravanarsi l’ombelico mirando "[...] interminati spazi e sovrumani silenzi e profondissima quiete..." e bla bla bla fino che il cor non si spaura e uno stato quasi ipnotico ti assale.

Sono giorni di puro meditare, senza passato e senza avvenire, solo il mio presente ombelico: lucido, tondo, latteo, laddove fui un tempo ancorato alla madre e tutto di me nacque. Abbandono, allora, lo sguardo lungo la distesa acquatica e mi lascio cullare dal rumore delle onde mentre una calma interiore si avvicenda lasciando di quando in quando evaporare un solo pensiero esistenziale: “Mmmm, dovrei farmi la barba... Mmmm, dovrei farmi la barba... Mmmm, dovrei...” che piano si dissolve e lascia solo “Mmmm...“.

Sarà anche, come dicono, che raggiungere questi stati di meditazione è il massimo della saggezza, ma quando per un intero giorno il pensiero più strutturato che attraversa la tua mente (o quel che ne rimane) è appunto la lunghezza della tua barba, qualche perplessità mi viene. Comunque, questo stato sospeso in cui la meraviglia dell’esistere si fa chiara ad ogni istante senza che parola la traduca, davvero ti rapisce, come una droga che ti porta nei suoi circuiti abissali di puro godimento esistenziale... pericolosissimo! 

Passo un’intera settimana trascinandomi dalla spiaggia al piccolo bar (in verità una capanna dove un tizio sbarellato recita la parte del barista) dove servono sempre lo stesso piatto di cetrioli, pomodori e un formaggio fresco e salato, ma potrebbero darmi dell’erba secca che non me ne accorgerei. 

Adesso capisco perché qui attorno è pieno di camping e insediamenti di scoppiatoni, reduci degli anni Sessanta, o quantomeno che gli fanno il verso, con l’hobby della cannabis e dello yoga o, peggio, di entrambi insieme. 

Arrivando col pulmino mi avevano anche offerto uno di questi ritiri con bungalow e seduta yoga compresa nel prezzo ma, per fortuna, la mia diffidenza mi ha fatto declinare. 

Per altro, in un raro momento di più tradizionale lucidità, passando dal mio camping alla spiaggia (c’è una straducola di non più di cento metri che costeggia altri insediamenti) credo di aver intravisto uno di questi luoghi deputati al ristoro della mente che, come spesso accade, dimenticano che non c’è mente se non incorporata, che la mente, estrapolata dal corpo, è solo un’astrazione anzi: un’estrazione, e non può davvero ristorarsi se attorniata da cumuli di sigarette smozzicate, rottami di bici, motorini e altri incomprensibili mezzi di locomozione che fanno bella mostra in mezzo a ogni genere di monnezza.

Non conosco a sufficienza i vari Osho che popolano queste frontiere della saggezza per sapere se, mentre meditavano, avevano qualcuno che gli passava l’aspirapolvere e gli grattava le croste sull'asse del cesso ma, prima che finisca pure io preda di questa dicotomia che per salvare A corre sempre il rischio di abbandonare B da qualche parte, mi disintossico usando, stile metadone, giornalacci nella mia lingua madre affinché, con il loro immutabile teatrino, mi ridonino l’insana angoscia di esistere -o almeno di esistere in Italia.


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